I prodotti e i sapori nei dintorni di Pisa

 

Il Parco di San Rossore - Pisa
Foto © by Il Turista Informato on flickr

A pochi chilometri dal centro storico di Pisa troviamo l’accesso al “Parco Regionale Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli” che racchiude nei suoi 24 mila ettari alcune tenute e proprietà.  Quando me ne hanno parlato non ci potevo credere, che in un batter d’occhio saremmo entrati in mezzo al verde uscendo dalla città. Così insieme ad alcuni amici sono andato a visitare questo parco a bordo di un trenino con le ruote, e in questa occasione ho appreso alcune cose che sono lieto di condividere. E poi è stata anche un’occasione di gustare piatti tipici alla fine, che non fa mai male dopo aver girovagato e curiosato nei giorni precedenti nel centro storico di Pisa.

A parte la questione storica per cui questo territorio è passato dai Granduchi di Toscana alla casa regnante dei Savoia e poi al Presidente della Repubblica, grazie al quale il parco naturale diventò tale ufficialmente nel 1979, per finire poi alla Regione Toscana che lo amministra per mezzo di un Ente Parco, vorrei sottolineare che il parco non è solamente una riserva naturale in cui svariate specie di flora e di fauna sono rispettate con la dovuta attenzione

mappa di san rossore

[Tweet “Il Parco di San Rossore è luogo di sosta per numerose specie di uccelli migratori”]

Il parco è anche un ambiente in cui l’uomo nei decenni è riuscito a operare per il proprio sostentamento senza interferire affatto con la natura e i suoi cicli, anche perché il parco è luogo di sosta per numerose specie di uccelli migratori. Vorrei infatti parlare dei cosiddetti “Sapori del Parco“, dal momento che alcuni prodotti locali caratterizzano ancora oggi parte dell’economia agricola del parco e altresì meritano la nostra attenzione poiché sono un aspetto non secondario dell’identità del parco.

Parco di San Rossore - Pisa
Foto © by parcosanrossore on flickr

[Tweet “All’interno del parco di San Rossore esiste una vera e propria attività di raccolta dei pinoli”]

Tra le numerose specie di piante si distingue il pino domestico, assai diffuso all’interno del sito specialmente in grandi raggruppamenti detti semplicemente pinete. Oltre a rappresentare una protezione per i campi e le coltivazioni dal salmastro che giunge dal mare vicino, il pino domestico allevato fornisce un tesoro che si chiama pinolo. E all’interno del parco esiste una vera e propria attività di raccolta.

I pinoli di San Rossore
Foto © by gelateriadecoltelli on flick

Un altro prodotto interessante da menzionare è il miele biologico, e questo prodotto nel parco ha un sapore di resina ed emana profumi tipici della macchia mediterranea, dal momento che con un intervento innovativo, gli apicoltori hanno voluto sfruttare le fioriture delle specie floreali che popolano la spiaggia, come per esempio il cisto e il camuciolo.

apicoltura
Foto © by Biblioteca Fondazione Mach on flickr

[Tweet “La carne bovina che arriva da San Rossore è di qualità garantita visto il tipo di allevamento”]

Un ruolo importante lo svolge anche la zootecnia con allevamento di bovini allo stato brado, aspetto che conferma che la carne che proviene da qui è di qualità e garantita. Troviamo pure esemplari di ovini ma alla fine spicca il “mucco pisano, che curiosamente è un esempio di razza ormai tipica del luogo. Dato che sopravvive unicamente all’interno del parco ne è diventato un simbolo. Questo mucco nasce circa tre secoli fa per volere dei Granduchi di Toscana dall’incrocio di due razze, una originaria delle Alpi e l’altra di una razza locale. Il mucco alla fine ha una triplice attitudine come quella di essere utile per la produzione di carne, di latte e infine come forza lavoro. Per cui non restiamo perplessi non appena ci sediamo in un ristorante di cucina tipica a Pisa e mentre stiamo sbirciando nel menu sbuca il termine sopracitato di mucco.

[Tweet “Il “mucco” pisano è utile per la produzione di carne, di latte ma anche come forza lavoro”]

Il Mucco pisano

Prima di salutare il parco vorrei ricordare una piccola curiosità che butto lì tanto per stupire ancora una volta, lo sapevate che sempre nel periodo dei Granduchi di Toscana, circa due secoli fa tra le specie che popolavano il parco c’erano pure dromedari? Ma poi scomparsi poco dopo la Seconda Guerra Mondiale?

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