La carica dei cento e… due

La primavera è il periodo ideale per andare in giro approfittando delle belle giornate e delle temperature miti. E questa volta è capitato di restare per alcune ore a Pisa in compagnia di una trentina di turisti con cui ci eravamo dati appuntamento per visitare insieme i monumenti della città, primo fra tutti la famosa “Torre Pendente”.

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Ma quando siamo arrivati per ammirarla nella celebre “Piazza dei Miracoli” non potevamo credere ai nostri occhi. La piazza era completamente invasa da centinaia e centinaia di adolescenti che andavano avanti e indietro. E tutti come presi da una irrefrenabile frenesia ripetevano a voce alta incessantemente numeri su numeri come se stessero contando qualcosa e mi sono chiesto, così come tutti i turisti, cosa mai vorrà dire? In breve mi hanno spiegato che si trattava del rito dei cento giorni. Ed ecco che una signora al mio fianco spontaneamente disse “la carica dei centouno” e si mise a ridere divertita. In realtà poco dopo ho dovuto correggerla dicendo, “no signora, la carica dei cento e due”, e ora vediamo perché.

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Come ormai è tradizione da una ventina d’anni, se non ricordo male, cento giorni prima dell’esame di maturità, ragazzi e ragazze delle scuole superiori si riuniscono nella piazza pisana dalle numerose località limitrofe per compiere un rito scaramantico, e di buon auspicio. Quando in realtà ciò era ancora possibile, il rito si limitava semplicemente a toccare una lucertola dalle due code, scolpita in un bassorilievo di bronzo sulla porta centrale del duomo di Pisa.

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Mentre ero con i miei turisti a parlare del duomo ci siamo alla fine avvicinati incuriositi alla suddetta porta ma non abbiamo potuto rispettare il rito dal momento che già da alcuni anni l’Opera primaziale del duomo di Pisa, l’ente che amministra il complesso monumentale, ha posto davanti alla porta una grata per impedire a chiunque di toccare la famosa lucertola. In effetti, anche se da lontano, si vede chiaramente che l’usura ha cambiato totalmente il colore di quel dettaglio. La lucertola ha due code e il fascino, la magia sta proprio in questo particolare. Ma ora che non è più possibile toccarla, gli studenti si sono inventati un rito alternativo in cui tutto ruoto attorno al numero cento.

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Ma ora ritorniamo alla porta, che fu realizzata agli inizi del XVII secolo per volontà del Granduca di Toscana Ferdinando I in seguito a un incendio scoppiato nel duomo durante il quale le porte originali erano andate distrutte. Fu chiamato lo scultore Domenico Portigiani il quale coadiuvato dalla sua bottega intarsiò nel bronzo otto riquadri narranti ciascuno un episodio della vita della Vergine Maria, inseriti in una cornice vegetale popolata da animali.